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Come bloccare il pignoramento della casa? Le novità 2020.

Come bloccare il pignoramento della casa? Le novità 2020.

pignoramento prima casa 2020

Grazie alla nuova normativa è possibile bloccare il pignoramento della prima casa, ma solo se ricorrono queste condizioni.

Nel momento in cui si stipula un mutuo, la banca iscrive quasi sempre un’ipoteca sul bene finanziato.

In caso di insolvenza da parte del debitore, tale ipoteca consente all’istituto di credito di pignorare e mettere l’immobile all’asta giudiziaria, per rientrare del credito con preferenza rispetto agli altri creditori (qualora ci fossero).

Il pignoramento immobiliare è un tema spinoso e attuale, specialmente quando il bene interessato è la casa principale.

A questo proposito il Governo con la legge 19 dicembre 2019, n. 157 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dello scorso 24 dicembre 2019 ha introdotto maggiori tutele per coloro che rischiano di perdere la loro abitazione.

Di fatto non si tratta di un vero e proprio divieto al pignoramento della prima casa per le banche, ma quasi.

Ecco in quali casi si può sospendere il pignoramento della prima casa e come avvalersi di questa importante tutela.

Grazie alla nuova disciplina, il debitore a cui sia stato notificato il pignoramento della casa principale tra il 1° gennaio 2010 e il 30 giugno 2019 può proporre un’istanza di rinegoziazione del mutuo entro il 31.12.2021.

Nella richiesta di rinegoziazione deve offrire un importo non inferiore al 75% del prezzo base della successiva asta, o del valore del bene come determinato nella consulenza tecnica d’ufficio nel caso in cui non vi sia stata la fissazione dell’asta.

Se il debito complessivo è inferiore al 75% di tali valori, l’importo offerto non può essere inferiore al debito per capitale e interessi.

Inoltre, l’importo rinegoziato deve essere rimborsato con una dilazione non superiore a 30 anni a partire dalla data di sottoscrizione dell’accordo di rinegoziazione o del finanziamento, e comunque tale che la sua durata in anni, sommata all’età del debitore, non superi tassativamente il numero di 80.

Perché il consumatore che non ha potuto pagare il mutuo ed è soggetto al pignoramento immobiliare possa usufruire di questo beneficio, sono indispensabili le seguenti condizioni:

  1. Il debitore deve essere «qualificabile come consumatore», cioè una persona fisica che agisce per scopi estranei all’attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale eventualmente svolta. Restano esclusi quindi artigiani, partite IVA e professionisti;
  2. La procedura esecutiva immobiliare deve avere come oggetto l’abitazione principale in cui il debitore risiede;
  3. Il debito insoluto deve dipendere da un mutuo con garanzia ipotecaria di primo grado, concesso per l’acquisto della “prima casa”;
  4. Non devono esserci altri creditori intervenuti nella procedura di pignoramento oltre alla banca;
  5. Il debitore deve aver rimborsato almeno il 10% del capitale del credito ipotecario originariamente finanziato alla data della presentazione dell’istanza di rinegoziazione;
  6. Il debito complessivo non deve essere superiore a 250.000 euro.

Cosa succede se la domanda di rinegoziazione del mutuo viene respinta?

In questo caso il debitore può chiedere il soccorso di un parente fino al 3° grado, che potrà ottenere la rinegoziazione alle stesse condizioni.

Qualora al parente venisse accettata la richiesta, diventerà proprietario dell’immobile. Il debitore conserverà il diritto ad abitare nella casa per cinque anni, al termine dei quali può riappropriarsi della casa e del residuo del mutuo, a patto che sia riuscito a restituire il denaro prestato dal parente che ha ottenuto la rinegoziazione.

Il divieto di pignoramento sulla prima casa per Agenzia Entrate Riscossione esisteva già; adesso questa nuova tutela permette di trovare un rimedio anche a chi è in debito con la propria banca.

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A presto.

 

 

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